Fino a oggi non è stato possibile stabilire con precisione quando abbia avuto origine l’industria vetraria veneziana. Una delle possibili supposizioni ricollega le sue prime manifestazioni al trasferimento nelle
isole dell’estuario di quei Veneti che erano vissuti nei fiorentissimi centri romani della fascia costiera adriatica, da Adria ad Altino, e che là avevano appreso le tecniche romane della lavorazione del vetro. Risale al 982 un documento firmato da un certo Domenico che, come attestato dal notaio, aveva esercitato l’attività di “fiolario”, cioè la produzione di vetri cavi soffiati, in particolare bottiglie, appunto “fiole”.
Le sole testimonianze della fase arcaica del vetro veneziano sono costituite dai frammenti rinvenuti nel 1961-62, insieme con i resti di una fornace,negli scavi effettuati soprattutto nella “Piazza” di Torcello e dai frammenti restituiti dal sottosuolo di Murano (S. Donato) oltre che dalle acque della laguna. Più recentemente, tra il 1992 e il 1993 gli scavi condotti nella Piazza di Malamocco, un piccolo centro del Lido, hanno portato alla luce, assieme a frammenti di ceramica sicuramente databili tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, due bicchieri tronco-conici e una bottiglia a lungo collo e a corpo panciuto databili allo stesso periodo ed esposti in questa sala. Quest’Arte ricevette impulso, nel corso dei secoli XII-XIV, dai contatti col Levante, e in particolare con la Siria, l’Egitto e i territori dell’Impero Romano d’Oriente, a seguito di avvenimenti bellici e traffici commerciali. Certo è che fin dall’ultimo ventennio del XIII secolo fino circa alla metà del XIV, è documentata a Murano anche un’attività di
decorazione a smalto su vetro (Gregorio da Napoli, Bartolomeo da Zara,
Donino).

Tutti ormai sanno quale fu il motivo che fece di Murano l’isola del vetro per antonomasia: la minaccia di incendi, pericolo non da poco, visto che la maggior parte degli edifici era in legno. E fu così che verso la fine del 1200, per ordinanza del doge, tutte le vetrerie di Venezia furono trasferite a Murano, pena, per chi disobbediva, la morte. E’ facile comprendere come, oltre alla sicurezza, l’obiettivo fosse quello della segretezza, per salvaguardare gelosamente i segreti di un’arte che portava ricchezze e tanto prestigio. Tanto è vero che coloro che lasciavano l’isola per stabilirsi altrove erano soggetti pesanti punizioni, morte compresa.

Il lampadario

Mentre nel XIX secolo venne preferito il lampadario molto decorato ma
spesso semplificato nel tipo a bracci autoportanti di vetro a torciglione,
negli anni venti del Novecento i vetrai ed i designer muranesi proposero dei modelli essenziali, nei quali non contava più la ricchezza decorativa ma
l’eleganza e la novità del profilo. Numerosi designer si sono cimentati a
partire da quel decennio nella progettazione del lampadario muranese ma non è mai tramontata la richiesta del mercato nei confronti della “ciocca” di
origine settecentesca né è venuta meno l’abilità dei vetrai muranesi nel
modellarne i delicati elementi.
Se il lampadario è un complemento d’arredo molto scenografico, a partire dagli anni trenta, di tempo in tempo, sono prevalsi altri tipi di illuminazione in vetro, cioè fonti di luce più discrete e non centrali.
Lampade a sospensione, appliques, lampade da tavolo o a stelo nelle più
raffinate tonalità, monocrome oppure a filigrana, a murrina, a foglia d’oro o d’argento creano luci soffuse e atmosfere intime che solo il vetro lavorato a mano può dare.

PERLE VITREE

Le più semplici perle vitree sono le “conterie”, perline arrotondate o a spigolo vivo, ottenute sezionando tubicini forati tirati in fornace per la lunghezza di decine di metri. Il loro pregio consiste nella vivacità dei colori e nella brillantezza.
Il settore nel quale però risalta l’abilità manuale degli artigiani veneziani, delle “Perlere” – perché sono generalmente donne – è quello della perla lavorata a “lume”. Una canna vitrea non forata, anch’essa tirata manualmente in fornace, viene rammollita al calore del fuoco che fuoriesce
da un cannello alimentato a gas. La perlera avvolge la canna intorno ad un
tubicino metallico, conferendo alla perla la forma desiderata e decorandola
con vetro policromo.
Tre sono i tipi principali di perla a lume: la perla “sommersa”, la perla a millefiori, la perla decorata con le “vette”. La perla sommersa deriva il suo pregio dalla sovrapposizione di strati vitrei diversamente colorati, grazie all’uso di differenti canne, spesso con l’inclusione di foglia d’oro o d’argento.

Da allora il vaso, in generale l’oggetto decorativo muranese, ed il servizio da tavola si sono collocati come i più richiesti pezzi d’arte decorativa nel mondo. A Murano, nell’ambito del vetro soffiato, sono state ideate e sono tuttora applicate alcune delle più importanti tecniche decorative ma tra tutte la filigrana occupa probabilmente il posto di maggiore rilievo. Sia il tipo a retortoli che il tipo a reticello, di origine cinquecentesca, come anche le varianti più recenti, creano l’effetto di un delicato merletto all’interno della parete vitrea. La filigrana può anche venire abbinata ad altre tecniche, come l’”incalmo”, la decorazione a fili applicati, il “sommerso”, finanche a murrine.Nella tradizione antica il progetto era dovuto al maestro vetraio o all’imprenditore, se dotato di gusto estetico. Oggi alcuni maestri continuano, come da tradizione a rivestire il ruolo di creatore-esecutore ma ormai dagli anni venti del nostro secolo il designer è presente in vetreria.